Di Stefano Soldà

 

Estratto da una descrizione di una partecipante di Aurore Boreali – Agnese.

La Lapponia e’ un viaggio interiore e per questo non adatto a tutti, ovvero: non e’ consigliato a chi intende il viaggiare solo come un turbine di spostamenti e visite frenetiche in più posti possibili al solo fine di dire di averli visti.

Il viaggio  “aurore boreali“ si propone di portare i partecipanti ad assistere ad uno dei fenomeni più stupefacenti della natura. Cio’ non significa prometterlo, chi mai potrebbe garantire al posto della natura stessa? Io  ho avuto la fortuna di vederla ! Tuttavia la ricerca nel cielo di quella coda verde, ogni sera con speranza, mi ha riportato ai sogni di bambina, quando la notte di Natale guardando in cielo speravo di vedere passare una slitta trainata da renne volanti. Non serve vedere l’aurora boreale per amare la Lapponia. Questo luogo ti connette con la parte primordiale dell’anima, quel posto dove abitano le fate. La neve scricchiola sotto i piedi mentre si cammina nel paesino di Inari per bere una birra nell’unico bar, o per tornare alle casette di legno intorno al lago ghiacciato.  Non ci sono rumori, non esiste traffico o suoni che non provengano dalla foresta circostante… Ogni tanto qualche scoiattolo corre a più non posso lungo il tronco di una betulla per raggiungerne un’altra. I Sami sono cordiali e silenziosi, cercano di trasmettere alle persone le tradizioni di un popolo antico, abituato a vivere nel gelo e a doversi arrangiare con le poche risorse disponibili. Qui non esiste spreco, quando si visitano le farm di renne e si entra a contatto con questi splendidi animali, ci si domanda come sia possibile avere il cuore di ucciderli. Poi, si comprende: il valore delle renne va molto oltre la loro bellezza, questi esseri sono l’unico motivo per cui i lapponi sono riusciti a sopravvivere. Le allevano con amore, gli danno dei nomi, le marchiano con dei ricami sugli orecchi per riconoscerle, ma poi le uccidono, per mangiare. Col il pelo delle zampe vengono fatte le scarpe per l’inverno, i tendini diventano fili per cucire, le ossa strumenti per il lavoro, la pelliccia una coperta per dormire…

Qui il rispetto della natura e’ intrinseco nella tradizione.
Siamo stati anche sulle slitte trainate dai cani. Mentre andavo sul lago dove avrei svolto questa attività pensavo dentro di me che si trattasse di una trovata puramente turistica. Mi sbagliavo ancora. L’allevamento dei cani da slitta e la loro preparazione alla corsa e’ preso molto seriamente, tanto da essere una ragione di vita per chi se ne assume la responsabilità. Questi animali sono il risultato dell’accoppiamento tra husky e lupi che serve per renderli più forti e più adatti alla natura selvaggia. Noi cittadini, abituati a trattare gli animali come peluche da salotto, potremmo pensare che fanno fatica e quindi soffrono. Quando si sale su una slitta ci si accorge invece, di quanto può essere sbagliata questa percezione. I cani ululano di gioia, saltano sul posto, grattano la neve, spalancano gli occhi e gli si vede la vita dentro. Loro devono correre e lo devono fare subito perché e’ la loro natura. In questi animali si sente la felicita’ battere al ritmo di un tamburo, quello del loro cuore d’assalto. Senza il ghiaccio, la neve, il freddo e la corsa, sarebbero morti.

Avventure nel mondo da la possibilità a tutti di viaggiare, ma non fa viaggi per tutti.

Si può passare in questi luoghi, vederli e commentare cosa mancava, cosa non andava, come si mangiava. Questo lo sanno fare tutti e per alcuni sembra essere il passatempo preferito.

Oppure si può imparare la contemplazione, il rispetto e il silenzio e quello che succede dentro a chi lo riesce a fare, e’ un’aurora boreale. Agnese

Un ringraziamento ad Agnese per la splendida descrizione della Lapponia.

Stefano Soldà