di Delia Bocceda

La Birmania (o Myanmar secondo l’attuale denominazione) rappresenta, per chi ama l’ Estremo Oriente o ne è semplicemente attratto, uno dei luoghi più coinvolgenti.

I regimi militari che si sono succeduti al governo del Paese hanno seguito una politica di stretto isolazionismo fino alla metà degli anni 90: si può pertanto comprendere come esso appaia agli occhi del viaggiatore quasi fosse “cristallizzato” a 100-150 anni fa. Solo oggi e soltanto nelle due maggiori città di Yangon e Mandalay si comincia a vedere l’effetto dell’apertura a capitali stranieri, soprattutto cinesi.

Attualmente governato dall’ennesima giunta militare che nega agli abitanti buona parte dei diritti umani riconosciuti dai governi democratici, il Paese ha assistito negli ultimi 15 anni ad arresti politici di massa. Molti prigionieri politici sono morti in prigione; le minoranze etniche dei Karen, Shan, Kayah, Chin e Rakhine sono in perenne lotta armata contro le forze regolari governative, e di conseguenza ancora oggi alcune zone del Paese sono interdette non solo al turismo, ma anche al semplice passaggio di stranieri.

Fino a non molto tempo fa il Premio Nobel e leader del partito di opposizione al governo, Aung San Su Kyi, aveva caldeggiato un boicottaggio turistico del Paese, sulla base del fatto che buona parte degli introiti derivanti andavano a finire nelle tasche dei militari. Ma all’interno del suo stesso partito c’era chi si opponeva a questo appello, sostenendo che nessun progresso verso la libertà poteva avvenire se non attraverso anche gli scambi culturali veicolati dal turismo. Sembra che anche la signora Su Kyi condivida ora questa opinione, pertanto chi si appresta a visitare la sua patria non dovrà più porsi scrupoli di questo genere.

Il periodo ideale per effettuare questo viaggio è subito dopo la stagione delle piogge (luglio-settembre) e prima di quella calda (marzo-giugno). Ma anche in agosto è possibile godere di giornate calde e soleggiate al nord, soprattutto a Mandalay e sulla piana di Pagan, mentre al sud il cielo coperto e scrosci di pioggia monsonica sono purtroppo la norma. Il viaggio comincia da Yangon, unico porto aereo di ingresso al Paese. La capitale si sta progressivamente modernizzando, ciononostante i suoi monumenti senza tempo, come il Budda dormiente lungo 55 metri  e la Pagoda Shwedagon , lasciano il viaggiatore senza fiato.

La grande pagoda d’oro, dalla cupola alta quasi 100 metri, è uno dei luoghi più sacri della nazione: secondo la leggenda, custodisce otto capelli dorati del Budda. Ma per respirare appieno la religiosità di questo straordinario paese, bisogna recarsi in treno o in aereo al nord, nella zona di Mandalay e delle antiche capitali, dove vivono circa il 60% dei monaci e delle monache birmane : Ava (o Inwa), Amarapura con il ponte in tek più lungo al mondo, e Sagaing. Da Mandalay è possibile risalire il fiume Irrawaddy e visitare Mingun. Anche qui i record si sprecano: la Pagoda incompiuta più grande al mondo, e la Campana appesa più grande al mondo. A Mingun si trova un altro piccolo gioiello, la Pagoda Bianca. Come per il Taj Mahal in India, è un monumento all’amore: fu fatta costruire da un re in memoria della sua amata sposa, la principessa Hsimbyume. Mandalay non bisogna mancare la visita alla Pagoda Maha Muni, un altro dei luoghi santi del buddismo birmano. La statua di Budda qui venerata è considerata molto antica, secondo una leggenda è stata realizzata addirittura durante la vita del Budda stesso ed è  quindi l’unica al mondo a riprodurne le fattezze. Originariamente di bronzo, è stata sepolta nel corso dei secoli sotto strati e strati di foglie d’oro applicate dai devoti, fino a perdere la definizione delle forme originarie.

Da Mandaly scendendo in battello lungo l’Irawaddy, si raggiunge uno dei luoghi più fantastici di tutto il sudest asiatico, il sito archeologico di Bagan (o Pagan). Su una superficie di circa 40 kmq, lungo la riva sinistra del fiume, si osservano a perdita d’occhio centinaia e centinaia di stupa e di templi che risalgono a circa 1000 anni fa. La maggior parte è realizzata in mattoni rossi, alcuni hanno cupole rivestite d’oro come la Pagoda Shwezigon, altri ancora si distinguono per la bellezza architettonica come il Tempio di Ananda Non lontano da Bagan, si erge sulla pianura il Monte Popa, considerato l’equivalente birmano del Monte Olimpo. Si ritiene essere la dimora dei Nat (spiriti), che nel panteon birmano ammontano alla rilevante cifra di 37. Il culto dei Nat è sicuramente un retaggio animistico che risale al periodo pre-buddista. Il fedele birmano non si lascia confondere da questa apparente contradditoria dicotomia e divide la sua devozione secondo le sfere di influenza: Budda per le vite future, e i Nat per risolvere i problemi pratici della vita quotidiana .

Dal Monte Popa si raggiunge l’altopiano Shan, per visitare le grotte di Pindaya che ospitano circa 8000 statue del Budda, realizzate nel corso dei secoli in varie dimensioni e con materiale molto eterogeneo (marmo, alabastro, legno di tek, mattoni, porcellana), e il caratteristico mercato, quindi si raggiunge la zona del lago Inle. Il lago è abitato dagli Intha, che vivono in villaggi su palafitte, coltivano meravigliosi orti galleggianti e hanno sviluppato una tecnica particolare per remare utilizzando le gambe. Tra le molte attrazioni che il lago offre, meravigliose le rovine di Indein, spesso trascurate in favore del più famoso mercato. Ma sull’altopiano si trovano altre etnie, ad esempio quella Pa-o: nel loro territorio, e più precisamente a Kakku, è stato recentemente aperto al turismo un altro interessante sito archeologico.

Dal nord del paese si ritorna a sud, con l’aereo o più comunemente con il treno, per visitare a Bagu la grande statua reclinata (70 metri di lunghezza) del Budda morente, e i 4 Budda di Kyaik Pun. Pellegrinaggio alla Roccia d’Oro, sostenuta in equilibrio sul fianco della montagna dal capello del Budda che custodisce, quindi ritorno a Yangon, dove con grande rimpianto si riprende il volo per Bangkok. Rimarranno nella memoria soprattutto i volti e gli incontri casuali lungo questo fantastico cammino.

 

 
epa03029722 Myanmar democracy leader Aung San Suu Kyi gives a speech during a commemoration ceremony at the ThaDu monastery in Yangon, Myanmar, 10 December 2011. Democracy activist students and supporters of Suu Kyi organized the ceremony to mark the 20th anniversary of her Nobel Peace Prize award day in 1991.  EPA/STR