Laos – Cambogia

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Laos – Cambogia

“LAOS CAMBOGIA” (Dicembre 2015) di Lorella Bacchini

Un viaggio affascinante e vario : natura, etnie, citta’, religione, archeologia, storia.. Due paesi attraversati con i mezzi piu’ svariati, in perfetto stile Avventure nel Mondo: bus pubblici, bus privati, barche, trekking, tuk tuk, aerei

Il LAOS – A  lungo chiuso al mondo esterno, solo  da pochi anni si sta aprendo al turismo. Abbiamo incontrato  numerosi gruppi etnici del nord , scoperto  aspri paesaggi montani e una natura spesso rigogliosa,  ammirato gli straordinari  templi. Sempre circondati da una popolazione cordiale e sorridente, ancora non affascinata dalla civilta’ del consumo.

Le citta’  sono incantevoli. Luang Prabang (Patrimonio Mondiale dell’Umanita’), circondata da montagne e foreste, ha mantenuto un’atmosfera intatta e pittoresca. Fondata nel 1352 sulla confluenza dei fiumi Nam e Mekong,  è la più antica città loatiana, capitale del regno di Lan Xang che costituì il nucleo del paese. Vientiane è l’attuale capitale e interessante citta’ euroasiatica di frontiera, con i suoi caratteristici templi

La CAMBOGIA  – Un paese con un passato difficile che l’ha tenuto lontano dal frenetico sviluppo indocinese. Phnom Penh con  il meraviglioso palazzo reale, la Silver Pagoda, il museo nazionale e il museo Tuol Sleng, centro di detenzione e tortura durante l’agghiacciante  regime di Pol Pot.  La straordinaria ricchezza archeologica della piana dei templi di Angkor ( Patrimonio Mondiale dell’Umanita’) e il villaggio galleggiante sulle rive del Tonle Sap

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Nilo Mar Rosso

Viaggio in se è molto semplice, entusiasmante e coinvolgente. A partire dalle varietà dei paesaggi che si incontrano lungo il percorso (il tratto di valle che noi percorriamo, dal delta del Nilo ad Abu Simbel, il corso del fiume traccia una striscia fertile lunga centinaia di chilometri e delimitata da zone desertiche e aride colline) all’ospitalità degli egiziani (che fanno della contrattazione un’arte, così come il “baksheesh” una continua richiesta di mance qualsiasi cosa voi facciate). La scelta dei siti è stata fatta rispettando le autorizzazioni della polizia, visitando anche siti trascurati dal turismo di massa e non soffermandosi sulle sole località di maggior interesse turistico, vedi la città di Alessandria.

Il Cairo – Giza – Saqqara – Menfi

Per chi si avvicina per la prima volta all’arte ed alla cultura dell’antico Egitto si trova di fronte ad una materia tanto vasta da risultare quasi impossibile averne una visione completa. Iniziare quindi l’approccio con questa civiltà visitando il museo egizio sembra quasi indispensabile per avere un’immagine più chiara di quanto gli egizi seppero realizzare nel corso dei secoli.  Nel momento in cui accedi al museo hai come l’impressione di entrare all’interno di un immenso magazzino con un ammasso di meravigliose opere d’arte ammucchiate li e dimenticate. Nelle oltre 100 sale il museo ospita più di 100000 reperti risalenti alle diverse epoche della storia egiziana antica, per rendere ancora più incredibile la cosa stimando la visione di un minuto per ogni singolo reperto non basterebbero nove mesi. Fatta questa premessa si consiglia di andare a vedere il museo con una guida e se il tempo lo consente varrebbe la pena tornare a far visita dopo aver visto i vari siti archeologici disseminatati lungo tutto l’Egitto.

Con una prima infarinatura di storia dell’antico Egitto iniziamo la nostra avventura nei vari siti archeologici più famosi e frequentati e quelli meno battuti dal turismo di massa. La necropoli di Giza sorge alla periferia di Il Cairo (circa 12Km), questo sito archeologico è il simbolo dell’Egitto e della sua storia millenaria (una delle sette meraviglie al mondo). La piana è dominata dalle tre grandi piramidi, dalla Sfinge e dalla Barca Solare. La piramide di Cheope desta molto stupore ed ammirazione per la sua mole e la precisione con la quale è stata costruita più di 4500 anni fa. Passiamo poi a vedere la piramide di Chefren che per dimensioni è inferiore rispetto a quella di Cheope, ma appare più imponente in quanto fu costruita in una posizione leggermente più elevata rispetto all’altra. Infine arriva il tanto sospirato ed emozionante momento con l’ingresso (£10pax) all’interno della piramide di Micerino la più piccola delle tre (è vivamente sconsigliato entrare se si soffre di claustrofobia, conviene portare con sè una torcia). Ci sono poi il museo della Barca Solare e la Sfinge, le barche molto probabilmente venivano utilizzate per trasportare le mummie dei faraoni attraverso il Nilo fino al Tempio e sotterrate nelle vicinanze della piramide affinché i faraoni potessero giovarne per il viaggio nell’aldilà, infine ci soffermiamo davanti alla Sfinge con la testa umana e il corpo è quello di un leone accovacciato simbolo del potere regale.

Andando verso sud si raggiunge poi il grande sito archeologico di Saqqara che ospita una delle più antiche necropoli faraoniche dell’Egitto dove il paesaggio è dominato dal deserto. A differenza della piana di Giza questo sito pare sia trascurato dai turisti. Saqqara era considerata la necropoli di Menfi quando questa era la capitale dell’Egitto, qui venivano seppelliti faraoni i membri delle loro famiglie ed animali sacri (qua infatti le mastabe abbondano e sono generalmente ben conservate). Una visita approfondita richiederebbe la sosta di un’intera giornata ma noi vediamo solamente la parte settentrionale dove personalmente ci sono i luoghi di maggior interesse. Vediamo il complesso funerario di Djoser con la sua piramide a gradoni. Si tratta della più antica piramide egiziana, progettata dal visir Imhotep architetto e medico di corte. La piramide fu costruita in 5 fasi, partendo da una iniziale mastaba, utilizzando per la prima volta la pietra calcarea e non i mattoni d’argilla (che ha permesso la conservazione nel tempo). Ci addentriamo poi all’interno della piramide di Teti, dove possiamo ammirare il sarcofago posto all’interno della camera mortuaria. Ci spostiamo a Menfi che dista solo 3Km dalla necropoli di Saqqara. Oggi della capitale dell’antico regno rimangono visibili pochi resti degni di nota (a causa delle inondazioni del Nilo) che sono il colosso in pietra calcarea di Ramesse II (molto simile a quella che si trova a Il Cairo nel centro di Midan Ramses) custodito in un’apposita costruzione moderna e una sfinge in alabastro.

Al Minya – Beni Hasan – Tell al Amarna – Asyut                         

 Sulla sponda orientale del Nilo a metà strada tra le antiche città reali di Menfi e di Tebe si trova la necropoli di Beni Hasan. Per giungere alla necropoli si deve attraversare il Nilo in battello ed una volta giunti sull’altra sponda si attraversa una zona di palmeti e di campi verdeggianti. L’antica necropoli del medio regno annovera 39 tombe, scavate nella roccia di pietra calcarea lungo il fianco della collina. Purtroppo sono solamente 4 (pare anche le più belle) quelle visibili: la tomba di Kheti (n.17), la tomba di Baquet (n.15), la tomba di Khnumhotep (n.3), la tomba di Amenmhet (n.2). Le decorazioni degli ambienti interni ritraggono scene di vita quotidiana, di caccia, pesca e danza. Il sito oltre ad essere interessante è anche molto bello perché dall’alto si ha la possibilità di notare il netto contrasto tra l’inizio del deserto e la rigogliosa verde valle del Nilo. Andando sempre verso sud visitiamo Tell al Amarna ed è qui nel medio Egitto che sorgono le rovine dell’antica capitale chiamata Akhetaton dedicata al nuovo Dio, capitale della rivoluzione religiosa detta ”amarniana”. Il centro sorse per accogliere nuovi tempi dove praticare il culto del dio Aton ed il palazzo reale (una volta allontanato da Tebe) su desiderio di Amenhotep IV (e sua moglie Nefertiti), sovrano della XVIII dinastia meglio noto con il nome che egli stesso scelse “Akhenaton”. Ebbe il coraggio di contrastare il potere della casta sacerdotale tebana con relativo oscuramento di tutte le divinità tebane incluso Amon e con l’esaltazione di un solo Dio, Aton, il disco solare. Alla morte di Akhenaton la città di Akhetaton fu abbandonata circa 15 anni più tardi, le opere furono completamente rase al suolo e le pietre dei suoi tempi riutilizzate per costruire nuovi santuari . Visitiamo quindi le tombe Huya(1), Mery-ReII (2), Amhose(3), Merirye(4), Mahu(9), Panehse(6) e ciò che rimane di quello che era una volta il palazzo di Maru Aten. I rilievi di queste tombe danno un quadro suggestivo della vita della corte amarniana, con scene che ritraggono la famiglia reale a palazzo o durante le cerimonie.

Asyut – Sohag – Abydos – Dendara – Luxor

A circa 100Km a sud da Asyut si trova Deir al – Abyad (12Km da Sohag) famosa per il monastero bianco, costruito nel IV secolo d.C. utilizzando blocchi di pietra calcarea bianca di un tempio risalente all’epoca dei faraoni.

Molto rapidamente poi ci rechiamo a Deir al – Ahmar per far visita al monastero rosso (di proporzioni minori), non abbiamo la possibilità di vedere gli affreschi lì presenti in quanto si trova in ristrutturazione. Lasciato il monastero ci dirigiamo verso i templi di Abydos a circa 145Km a nord di Luxor. In origine la località fu utilizzata come necropoli della vicina città di This (prima capitale dell’Egitto unito nel 3000 a.C.), in quest’area sono state riportate alla luce circa 350 tombe alcune delle quali di origine regale altre riservate ad animali sacri. Il luogo era centro del culto del dio Osiride (la leggenda vuole che qui fosse sepolta la testa del dio dopo che il fratello Seth l’aveva ucciso e dopo averlo fatto a pezzi il corpo venne sparso in 14 località lungo la valle del Nilo), ma i monumenti più apprezzabili del luogo, fra i più importanti e meglio conservati di tutto l’Egitto, sono il tempio di Sethi I (splendidi i rilievi sui muri che descrivono i riti che venivano officiati qui) il retrostante cenotafio “sepolcro virtuale” o Osireion destinato esclusivamente all’anima del defunto, (la cui tomba è situata valle dei re a Tebe ovest) e il vicino tempio di Ramesse II situato a circa m 400 dal tempio di Sethi I, anche se parziale (perché il tetto è crollato) sono presenti degli interessanti geroglifici colorati.

Scendendo ancora verso sud si trova Dendara (città situata a 60Km a nord di Luxor). Nel sito oggi rimane soltanto un tempio di epoca tolemaica, dedicato alla dea Hathor (dea del piacere e dell’amore) e sorto alla fine del I° secolo a.C. il tempio è famoso per le sue raffigurazioni del cielo con i pianeti dipinti sul soffitto. Il tempio di Hathor sorge isolato al margine del deserto occidentale, nelle varie sale si possono ammirare scene che mostrano imperatori romani portare delle offerte alla dea, dipinti con figurazioni cosmiche, astrologiche (lo zodiaco circolare in pietra arenaria posto sulla sommità nord della terrazza in una cappella dedicata ad Osiride l’originale si trova al Louvre) e geroglifici. Accanto al tempio di Hathor vi sono altri edifici o ruderi di grande interesse. Il primo era il piccolo tempio della nascita di Iside, il lago sacro dove venivano celebrati i misteri del culto di Osiride, i resti in mattoni del “sanatorium” in cui i malati venivano a seguire cure termali, un mammisi romano o tempio del parto in onore di Hator e del figlio Ihy.

Lasciata Dendera proseguendo sempre verso sud si arriva a Luxor (nome attuale che deriva dall’arabo el-Uqsor “castelli” o “costruzioni” e risale all’epoca dell’imperatore Diocleziano 284-305 d.C.), una delle più importanti destinazioni turistiche dell’Egitto, grazie alla meraviglia dei suoi monumenti e al loro stato di conservazione. La cittadina è la base turistica per la visita dell’antica Tebe.

Luxor (valle dei Re e delle Regine)

I sovrani del Nuovo Regno (1550-1075 a.C.) costruirono i loro templi sulla sponda occidentale del Nilo in un paesaggio praticamente desertico, a causa della loro posizione e consigliabile visitare i siti archeologici di prima mattina. Nell’avvicinamento ai templi di Tebe ovest non si possono non notare i colossi di Memnone che sorgono isolati nella pianura che si attraversa, ritraevano il re Amenhotep III e dominavano un tempio di cui oggi non rimane nulla (ai lati del re seduto, di proporzioni ben più piccole ci sono due donne, la madre e la sposa). Si arriva poi nella silenziosa valle dei Re nascosta tra le montagne. Qui i sovrani della XVIII XIX e XX dinastia costruirono le proprie tombe rinunciando ad ogni esteriorità monumentale privilegiando la decorazione interna. La scelta delle tombe da vedere non è libera, perché la sovrintendenza egiziana apre a rotazione per ridurre i danni provocati dai visitatori. Vediamo in sequenza le tombe di Ramesse III (n.11), Sethi II (n.15) e Thutmosi III (n.34), questa tomba più di altre fa capire come la scelta di valli impervie e nascosta tra le colline in mezzo ad alte pareti raggiungibili solo percorrendo una ripida scalinata e l’occultamento degli ingressi dei sepolcri con pietre e detriti era evidentemente intesa a prevenire le violazioni, già frequenti allora. Ci spostiamo poi a Deir al-Bahri (che in arabo significa “Monastero del nord” poiché in epoca cristiana vi si stabilì una comunità religiosa e venne costruito un Monastero copto di cui restano pochi ruderi) in quello che viene considerato uno spettacolare anfiteatro di montagne “il tempio della regina Hatshepsut” con relativa visita alle tre terrazze, senza dubbio è uno dei più bei monumenti dell’antico Egitto. Andiamo poi nella valle delle Regine (che a dispetto del nome non accolse soltanto regine ma anche figli/e dei sovrani). La scelta delle tombe da vedere anche in questo sito non è libera, la sovrintendenza egiziana ci vieta di effettuare la visita a quello che viene considerato il fiore all’occhiello delle necropoli tebane “la tomba di Nefertari” vediamo quindi la tomba di Teti (n.52), quella di Kha em Waset (n.44) ed infine la tomba del principe Amonchopeshfu figlio di Ramesse III scoperta dalla missione italiana diretta da Ernesto Schiapparelli nel 1904. Ci spostiamo infine a vedere il sito di Medinet Habu, importante centro economico e religioso, eletto a luogo di residenza da sovrani visir e sacerdoti e fu sede amministrativa durante la XX dinastia. L’area archeologica comprende un tempio dedicato ad Amon, cappelle funerarie, il tempio di Ramesse III (il monumento più importante del sito) e magazzini, il complesso di edifici fu circondato da mura tale da renderlo simile ad una fortezza. Vale la pena fare una tranquilla passeggiata tra le rovine anche perché sarete tra i pochi fortunati turisti a vederlo senza tanta confusione come in altri siti. Avendo tempo a disposizione vale la pena di far visita al museo di Luxor ricco di straordinari reperti dal vasellame ai gioielli, statue e busti di grandi faraoni come Sesostri III, Thutmosi III Amenhotep II e III, reperti murali rappresentanti Akhenaton e Nefertiti in adorazione il disco solare Aton oltre a reperti provenienti dalla tomba di Tutankhamon.

Luxor – Karnak

Passeggiata nel mercato arabo prima di andare a vedere il museo della mummificazione, unico al mondo del suo genere, comprende mummie, attrezzi e materiali utilizzati per il processo di mummificazione. A poco più di 3Km da Luxor si trova il complesso monumentale di Karnak che testimonia oltre 2000 anni di lavori e di ampliamenti (fondato nel Medio Regno e sviluppato fino all’epoca romana con la XXX Dinastia). Con Amenemhat I (sovrano della XII Dinastia 1991-1962 a.C.) si iniziò ad edificare intorno a monumenti preesistenti in onore di Amon, considerato dio vittorioso contro i popoli nemici che col tempo divenne la divinità tebana principale associata a Ra, dio del Sole (a discapito del dio della guerra Montu associato a Tebe durante l’ Antico Regno). All’interno dell’enorme cinta muraria del tempio di Amon si trovano il tempio della sua sposa Mut, il tempio di Montu, il viale costeggiato da quaranta sfingi a testa di ariete, la statua colossale di Ramesse II, gli obelischi di Thutmosi I e Hatshepsut, il chiosco di Taharqa, i tempi dei faraoni Sethi II e Ramses III, il tempio di Path, un museo all’aperto, il tempio del dio lunare Khonsu, un lago sacro, uno scarabeo”, oltre ad innumerevoli colonne (ben 143 papiriformi per la sola grande sala ipostila). La sera si svolge un suggestivo spettacolo chiamato “Suoni e Luci” che narra le vicende dei faraoni legate a questo luogo dedicato al dio Amon.

Tornati a Luxor si va a far visita a quello che viene considerato il padrone di casa “il tempio di Luxor” dedicato al culto del dio Amon e costruito quasi interamente durante la XVIII dinastia da Amenhotep III e Ramses II sulle fondamenta di un santuario precedente. Originariamente collegato a Karnak attraverso una via processionale costeggiata da sfingi. Viale che conduce alle maestose rovine del primo pilone, davanti al quale giacciono tre statue di Ramses II ed uno dei due obelschi in granito rosa (l’altro si trova a Parigi in Place de la Concorde). Tra il primo ed il secondo pilone, si estende il grande cortile parte del quale è occupato dalla moschea di Abu al-Haggag mentre sul lato opposto vi è il tempio della triade tebana Amon, Mut e Khonsu. Proseguendo si incontrano il colonnato di Amenhotep III composto da quattordici fusti papiriformi che porta al cortile di Amenhotep III e a seguire la sala ipostila, le stanze principali del tempio di Amon la cappella delle offerte, la barca funeraria fatta ricostruire da Alessandro Magno per finire con il santuario di Amenhotep III.

Terminata la piacevole visita al tempio ci rechiamo sulla corniche del Nilo per poterlo navigare su una feluca (barca a vela) durante il tramonto. Nell’attesa di veder scomparire il caldo sole nella valle di Tebe ci rechiamo all’isola Banana (dove facciamo un ricco spuntino neanche a dirlo di banane).

Luxor – Edfu – Kom Ombo – Aswan

Partenza con il resto del convoglio verso con destinazione Aswan. Prima di giungere ad Edfu (situata a circa 100Km a Sud di Luxor) ci si ferma ad un check point dove si puòchiedere l’autorizzazione per potersi staccare dal convoglio per andare a Daraw per vedere il più grande e famoso mercato di dromedari provenienti dal Sudan. L’autorizzazione ci viene negata dal comandante di polizia, quindi proseguiamo con il resto del gruppo fino ad Edfu (anticamente chiamata Gebua) dove giungiamo con una marea di altri turisti che ahimè non ci consentono di visitare bene come in altre occasioni la dimora di Horo, il dio simboleggiato dalla testa di falco. Il tempio dedicato alla divinità appare straordinariamente conservato, probabilmente è dovuto al fatto che è rimasto a lungo sotto la sabbia. Il tempio di epoca tolemaica (la costruzione iniziò nel 237 a.C. e terminò nel 57 a.C.) per dimensioni è secondo solo al tempio di Karnak, il più grande dei monumenti dedicati al dio Horo. Si prosegue il viaggio alla volta di Kom Ombo (a circa 65Km a sud di Edfu), dove visitiamo il tempio dedicato a Sobek il dio coccodrillo e Haroeris. Del tempio tolemaico (costruito sui resti di un santuario risalente alla XVIII Dinstia) rimangono soltanto una parte del muro di cinta, alcune colonne, delle cappelle e un mammisi. Le rovine del tempio di Kom Ombo costituiscono uno dei luoghi più pittoreschi dell’Egitto antico, in quanto si trovano su un promontorio sulla riva destra del Nilo. La posizione della città di Kom Ombo per l’esercito egizio risultava strategica per sorvegliare sia i passaggi delle imbarcazioni sia delle carovane da e verso la Nubia. Percorrendo altri 50Km circa in direzione sud arriviamo poi ad Aswan. La città di Aswan(o Assuan) è un ottima base di partenza per le diverse escursioni archeologiche della zona. Assuan l’antica Syene era il capoluogo del primo nomo (divisione amministrativa in province dell’antico Egitto) dell’ Antico Egitto. La sua importanza era dovuta sia alla sua posizione strategica per il controllo del traffico fluviale da e per la Nubia, sia perchè era il punto d’arrivo della via carovaniera dal nord verso l’attuale Sudan. A sud della città di Aswan (5Km circa), sull’isola di Agilika (raggiunta con un’imbarcazione a motore), ammiriamo il complesso monumentale di Philae: il più grande tempio dedicato alla dea Iside (la dea della bontà e della fertilità) edificato nel III secolo a.C.. Questo angolo di paradiso “immerso” nel Nilo a seguito della costruzione della vecchia e della Grande Diga, grazie ad un intervento dell’Unesco tra il 1970-80 venne trasferito pietra su pietra dall’isola di Philae a quella di Agilika e ricostruito fedelmente. E’ quindi ad Agilkia che oggi si visita il santuario di Iside, celebre luogo di pellegrinaggio costruito soprattutto in età tolemaica. Sul lato orientale dall’isola sorgono il Chiosco di Traiano ed il Tempio di Hator, all’estremità settentrionale dell’isola, si trovano un arco romano o porta di Diocleziano ed il Tempio di Augusto. Una volta tornati in città andiamo a far visita al piccolo ma interessantissimo museo Nubiano, dove sono esposti reperti delle varie epoche dalla preistoria, l’era faraonica, greca, romana, copta ed islamica, sono raccolti molti esempi di arte nubiana e sono stati ricostruiti vari momenti di vita nubiana. Trascorreremo il resto della giornata sulla feluca (tradizionale imbarcazione a vela). Come prima cosa facciamo rotta all’Isola di Kitchener con il suo magnifico giardino botanico. Dopo esserci rigenerati al fresco di questo giardino esotico, ci rechiamo sull’altra sponda del Nilo in una zona completamente desertica e visitiamo il Monastero di San Simeone anche se assomiglia molto di più ad una fortezza che ad un santuario religioso. Lungo il percorso abbiamo modo di vedere dall’esterno il mausoleo dell’Aga Khan (è chiuso). Abbandoniamo poi la sponda occidentale del Nilo per recarci a far visita alle rovine della storica isola Elefantina (che nell’antichità era un grande centro commerciale e punto di contatto tra Egitto e Nubia), sulla riva sud-orientale dell’isola vediamo il Nilometro (parzialmente ricostruito in Epoca Romana): una scala che scende verso il fiume tra pareti che recano incisi riferimenti graduati per misurare la piena, il museo di Aswan che raccoglie reperti della zona e della Bassa Nubia, il tempio di Khnum ed altre rovine. Vediamo poi altre piccole isolette dove attendiamo il tramonto.

Aswan – Abu Simbel – Aswan

Alle h 4 del mattino partiamo con il convoglio per Abu Simbel che si trova a 280Km a sud di Aswan e 30Km a Nord-Est dal confine con il Sudan, questa è la soluzione più economica per arrivare ad Abu Simbel (raggiungibile anche in aereo). Durante la marcia di avvicinamento abbiamo la possibilità di vedere una delle più suggestive albe di tutto il soggiorno mentre si attraversa il deserto. Con l’aiuto di una guida ci addentriamo in quello che può essere considerato il più celebre sito nubiano per vedere il grande tempio di Ramses II e quello dedicato a sua moglie Nefertari ed alla dea Hator. Entrambi i templi sono stati costruiti durante il regno di Ramses II (1290-1224 a.C.) e con il passare dei secoli i due monumenti furono seppelliti dalla sabbia e quindi dimenticati. Furono “riscoperti” nel 1813 dall’esploratore svizzero J.L.Burckhardt e solo alcuni anni dopo grazie all’italiano Gianbattista Belzoni furono riportati alla luce. Il Tempio di Ramses II, fu fatto costruire dallo stesso per celebrare la sua potenza ai confini sud del regno, era interamente scolpito in un unico pezzo di roccia. Nella prima sala si può osservare una navata centrale fiancheggiata da pilastri osiriaci sulle pareti laterali scene di guerra (la battaglia di Qadesh) che esaltano le numerose vittorie del faraone, segue una piccola sala ipostila in fondo alla quale sono ricavate tre cappelle, quella centrale naturalmente più grande (naos) custodisce le quattro statue delle grandi divinità dei tre principali centri dell’Egitto Ptah Menfita, Amon-Ra Tebano e Ra-Harakhte Eliopolitano, e lo stesso Ramses II (sempre tagliate nella roccia viva). Rimaniamo sbigottiti per lo splendore del sito ma ancor di più increduli per quello che l’uomo è riuscito a fare per conservarlo e farlo vedere al mondo intero, si perché grazie all’operazione d’ingegneria i templi furono tagliati a blocchi e ricostruiti nella nuova ubicazione sulle sponde artificiali del Lago Nasser, con lo scopo principale di mantenere la stessa posizione affinché le tre divinità (Amon-Ra, Ramesse II, Ra-Harakhti) per due giorni l’anno (il 21 febbraio giorno della sua incoronazione e il 22 Ottobre giorno della nascita di Ramesse II) venissero illuminati dai raggi solari ad esclusione di Ptah; ma a differenza di quello che riuscirono a pianificare gli architetti del sovrano, gli attuali ingegneri hanno posticipato di un giorno l’evento.

Il Tempio Minore dedicato alla dea Hathor (dea della gioia e dell’amore ) ed alla regina Nefertari, fatto costruire sempre da Ramses II. La facciata alterna le 4 statue scolpite del faraone Ramses II con le due della sua sposa Nefertari (raffigurata come la dea Hathor) al loro fianco sono riportate sculture più piccole che rappresentano i figli della coppia regale. Il suo interno è composto da una sala ipostila dove le sei colonne sono coronate da capitelli raffiguranti Hathor, segue un vestibolo che immette al piccolo santuario con Hathor raffigurata nell’atto di uscire dalla parete rocciosa per proteggere il re.

Purtroppo non abbiamo la possibilità di soffermarci con tutta tranquillità, vuoi per l’innumerevole afflusso di turisti vuoi per i tempi dettati dalla polizia. Sicuramente sarebbe stato molto bello potersi soffermare ad osservare il panorama che offre il Lago Nasser se non addirittura poterlo navigare. Alle h 9,30 ripartiamo per poter tornare ad Aswan.

Durante la strada del ritorno lungo il deserto assistiamo ad innumerevoli fenomeni di miraggi. Prima di giungere in città facciamo una breve sosta alla diga di Aswan costruita per difendere l’Egitto dalle inondazioni, per l’irrigazione dei terreni e per la produzione dell’energia, da qui si può ammirare l’immenso bacino d’acqua del Lago Nasser. Andiamo a vedere la cava dove giace l’obelisco incompiuto a causa di una crepa, sarebbe stato l’obelisco più alto (m 42) costruito con un’unica grande pietra.

Aswan – Luxor – Hurghada

Ad Hurghada trascorreremo due giorni di assoluto relax con escursioni in barca nella splendida barriera corallina di Sha’ab al-Erg e l’isola di Giftun per praticare lo snorkeling ed immersioni, abbiamo il piacere di vedere innumerevoli varietà di pesci che frequentano la barriera ed avvistare alcuni delfini e tartarughe marine.

Hurghada – Al-Qulzum – Suez – Il Cairo

Uniti al resto del convoglio alle h 4,00 si parte scortati alla volta di Il Cario. Dopo aver ricevuto l’autorizzazione dalla polizia ci separiamo dal resto del convoglio per recarci al Monastero di S.Paolo (costruito nel V secolo d.C). Partiamo poi alla volta del Monastero di Sant’Antonio il più antico monastero copto fondato da S.Antonio nel 305 d.C., vicini tra loro in linea d’aria ma distanti circa 80Km divisi dall’altopiano del Gebel Al-Galala Al-Qibliya. Gli Egiziani furono i primi eremiti del Cristianesimo che fondarono in Egitto le prime comunità di monaci. Questi monasteri hanno l’aspetto di vere e proprie fortezze perché, nelle varie epoca i monaci dovevano difendersi dagli attacchi dei beduini prima e dei mussulmani dopo, mentre la chiesa all’interno è tradizionale.

Ripartiamo alla volta di Suez che raggiungiamo quando incombe il buio, purtroppo vediamo tutto illuminato ma non riusciamo ad apprezzare anche perché dopo le h 17, mercantili e petroliere si fermano in radar.

Il Cairo antico e zona a nord del Khan al-Khalili

Il Cairo è la più grande città dell’Africa, capitale e cuore dell’Egitto con i suoi 18 milioni di abitanti circa, è la città dei mille contrasti, dove il mondo antico si mescola con quello contemporaneo. Iniziamo la visita di questa immensa città da ” Il Cairo antico” più precisamente da quello che viene considerato il cuore della comunità cristiana d’Egitto, “Il Cairo copto” si tratta di un intero quartiere racchiuso tra le mura dell’antica fortezza di Babilonia e ciò che rimane di questa sono le due torri erette nel 98 d.C. . Qui sorgono le grandi chiese copte, collegate tra loro da vicoli stretti, andiamo a vedere in successione le chiese di S.Giorgio, S.Sergio (fondata alla fine del IV secolo sorta sul posto dove avrebbe sostato la Sacra Famiglia) e Santa Barbara (eretta tra il IV ed il V secolo e rifatta nell’XI), la sinagoga di Ben Ezra (la più antica sinagoga d’Egitto), Al Muallaqa (chiesa “La Sospesa” costruita nel III secolo sopra l’antica fortezza romana di Babilonia). Lasciata la parte cristiana inizia poi la nostra avventura con le moschee. Partiamo dalla moschea di Amr ibn al-Asluogo presso il quale venne costruita la più antica moschea d’Egitto (642 d.C.), oltre a doverci togliere le scarpe ahimè alle donne fanno indossare una tunica con tanto di cappuccio, (che porteranno con molto disappunto e molto risentimento nei nostri confronti). Abbandoniamo poi la Cairo antica per spostarci nella zona a nord del Khan al-Khalili. Visitiamo la moschea di al-Hakim, attraversiamo la sharia al-Muizz li-Din Allah strada ricca di bancarelle, avventurarsi al suo interno è come fare un tuffo nel passato: il quartiere è un affascinante intrico di vicoli e case costruite con mattoni crudi, la zona è ricca di moschee; “purtroppo” per noi in alcune moschee non possiamo entrare perché sono in ristrutturazione come la moschea di Sulemain e la medrasa-mausoleo di Barquq, arriviamo infine al complesso di al-Ghouri con relativa visita sul minareto. In serata ci rechiamo alla piana di Giza per andare a vedere l’affascinante spettacolo “suoni e luci” (un insieme di suoni e luci che nel crepuscolo della sera, accompagnando una voce narrante, creano suggestivi effetti giocando con i profili delle antiche vestigia) che si riflette sulla Sfinge e le tre piramidi. Penso che valga la pena andarlo a vedere anche in un’altra lingua, tanto è suggestiva l’atmosfera che si viene a creare.

Il Cairo – Alessandria – Il Cairo

Di prima mattina partiamo alla volta di Alessandria d’Egitto (fondata tra il 332 e il 331 a.C. da Alessandro Magno) dove si arriva dopo quattro ore di viaggio (di questa antica città rimangono pochissime tracce) ed andiamo subito a far visita al forte di Qaitbey (dove una volta sorgeva il famoso faro del 283 a.C. in funzione fino al XIV secolo, quando venne raso al suolo da un terremoto) fatto costruire dal sultano mamelucco Qaitbey intorno al 1480 d.C., il museo oceanografico, vediamo poi la moschea di Abu Abbas al-Mursi è particolare per l’altissimo minareto e le sue quattro cupole. Andiamo poi a vedere quella che è l’avveniristica biblioteca di Alessandria (costruita all’inizio del III secolo a.C. durante il regno di Tolomeo II, era conservata la più vasta collezione di libri del mondo antico, parte del patrimonio è andato perduto a causa di un’incendio) ricostruita grazie all’interesse dell’Unesco e della comunità internazionale, sugli stessi luoghi dell’antica è stata inaugurata nell’ottobre del 2002. Il tempo scorre rapidamente ed andiamo di corsa a vedere quello che rimane dell’acropoli e la colonna di Pompeo di granito rosa, innalzata in onore di Diocleziano nel 293 d.C. ed erroneamente fatta risalire a Pompeo. Purtroppo non facciamo in tempo a vedere l’anfiteatro romano (l’unico esistente in Egitto) e le catacombe di Kom-ash-Shuqqafa (II secolo d.C.) che rappresentano il più vasto complesso funerario romano scoperto in Egitto (ma rimaniamo comunque soddisfatti).

Il Cairo (La cittadella e la città dei morti)

Dedichiamo quasi l’intera giornata per la visita alla cittadella. Vediamo la moschea di ar-Rifai (dove sono sepolti lo scià dell’Iran e i membri della famiglia reale), visitiamo poi la moschea-medrasa del sultano Hassan (XIV secolo con la splendida fontana delle abluzioni al centro della sala di preghiera).

Entriamo alla cittadella, fondata da Saladino nel 1176 su un’altura all’estremità orientale de Il Cairo per proteggere la città dai crociati, ampliata e arricchita da mamelucchi, ottomani (1517-1798), francesi (sotto Napoleone nel 1798) e completamente trasformata da Mohammed Ali. Si può ammirare la grandiosa moschea d’alabastro di Mohammed Alì (così chiamata per le lastre di alabastro che la rivestono), la sua costruzione risale al 1824. Facciamo poi visita al museo Gawhara, passiamo poi alla moschea di an-Nasir Mohammed (del 1318 unica struttura mamelucca rimasta), ci affacciamo poi sulla bella terrazza con un bellissimo panorama sulla città (in lontananza in mezzo al cielo inquinato riusciamo ad intravedere la piana di Giza). Andiamo poi a visitare il museo della polizia e quello nazionale militare. Decidiamo di andare nella zona più povera della città e cioè la famosa Città dei Morti, un quartiere che si è trasformato nel corso degli anni da antico cimitero mamelucco in una delle zone più affollate della città, oggi tra le tombe migliaia di persone hanno costruito le proprie baracche. Facciamo quindi una visita alla moschea di Qaitbey (considerato uno dei capolavori dell’architettura araba del Cinquecento). Dopo una passeggiata lungo la corniche andiamo in cima alla torre de Il Cairo per vedere dall’alto dei suoi 185m l’immensità della città.

Il Cairo (Khan al Khalili)

Siamo al nostro ultimo giorno di permanenza in Egitto decidiamo quindi di trascorrerlo all’insegna dello shopping, andiamo a spasso per i souq di Khan al Khalili. La moschea di al-Mu’ayyd purtroppo per noi si trova chiusa per ristrutturazione, passiamo quindi a vedere la porta di Bab Zuweila (unica porta rimastadell’antica città medievale).Ci buttiamo poi nel vivo del trafficato e coloratissimo mercato. Proseguiamo nel caos più assoluto di Khan al Khalili, vediamo dall’esterno la moschea di Sayyidna al-Hussain (è vietato visitare se non si è di fede musulmana perchè è considerato uno dei luoghi più sacri per i musulmani egiziani) e la moschea di Al-Azhar (utilizzata come sede universitaria, fondata nel 970 è considerata la più antica ed importante università islamica del mondo, tuttora attiva). Abbandoniamo poi Midan Hussein per recarci in Midan Ramses dove vediamo la statua di Ramesse II abbandonata in mezzo al traffico caotico de Il Cairo.

Buon viaggio

Rocco


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Birmania, il paese sospeso nel tempo

di Delia Bocceda

La Birmania (o Myanmar secondo l’attuale denominazione) rappresenta, per chi ama l’ Estremo Oriente o ne è semplicemente attratto, uno dei luoghi più coinvolgenti.

I regimi militari che si sono succeduti al governo del Paese hanno seguito una politica di stretto isolazionismo fino alla metà degli anni 90: si può pertanto comprendere come esso appaia agli occhi del viaggiatore quasi fosse “cristallizzato” a 100-150 anni fa. Solo oggi e soltanto nelle due maggiori città di Yangon e Mandalay si comincia a vedere l’effetto dell’apertura a capitali stranieri, soprattutto cinesi.

Attualmente governato dall’ennesima giunta militare che nega agli abitanti buona parte dei diritti umani riconosciuti dai governi democratici, il Paese ha assistito negli ultimi 15 anni ad arresti politici di massa. Molti prigionieri politici sono morti in prigione; le minoranze etniche dei Karen, Shan, Kayah, Chin e Rakhine sono in perenne lotta armata contro le forze regolari governative, e di conseguenza ancora oggi alcune zone del Paese sono interdette non solo al turismo, ma anche al semplice passaggio di stranieri.

Fino a non molto tempo fa il Premio Nobel e leader del partito di opposizione al governo, Aung San Su Kyi, aveva caldeggiato un boicottaggio turistico del Paese, sulla base del fatto che buona parte degli introiti derivanti andavano a finire nelle tasche dei militari. Ma all’interno del suo stesso partito c’era chi si opponeva a questo appello, sostenendo che nessun progresso verso la libertà poteva avvenire se non attraverso anche gli scambi culturali veicolati dal turismo. Sembra che anche la signora Su Kyi condivida ora questa opinione, pertanto chi si appresta a visitare la sua patria non dovrà più porsi scrupoli di questo genere.

Il periodo ideale per effettuare questo viaggio è subito dopo la stagione delle piogge (luglio-settembre) e prima di quella calda (marzo-giugno). Ma anche in agosto è possibile godere di giornate calde e soleggiate al nord, soprattutto a Mandalay e sulla piana di Pagan, mentre al sud il cielo coperto e scrosci di pioggia monsonica sono purtroppo la norma. Il viaggio comincia da Yangon, unico porto aereo di ingresso al Paese. La capitale si sta progressivamente modernizzando, ciononostante i suoi monumenti senza tempo, come il Budda dormiente lungo 55 metri  e la Pagoda Shwedagon , lasciano il viaggiatore senza fiato.

La grande pagoda d’oro, dalla cupola alta quasi 100 metri, è uno dei luoghi più sacri della nazione: secondo la leggenda, custodisce otto capelli dorati del Budda. Ma per respirare appieno la religiosità di questo straordinario paese, bisogna recarsi in treno o in aereo al nord, nella zona di Mandalay e delle antiche capitali, dove vivono circa il 60% dei monaci e delle monache birmane : Ava (o Inwa), Amarapura con il ponte in tek più lungo al mondo, e Sagaing. Da Mandalay è possibile risalire il fiume Irrawaddy e visitare Mingun. Anche qui i record si sprecano: la Pagoda incompiuta più grande al mondo, e la Campana appesa più grande al mondo. A Mingun si trova un altro piccolo gioiello, la Pagoda Bianca. Come per il Taj Mahal in India, è un monumento all’amore: fu fatta costruire da un re in memoria della sua amata sposa, la principessa Hsimbyume. Mandalay non bisogna mancare la visita alla Pagoda Maha Muni, un altro dei luoghi santi del buddismo birmano. La statua di Budda qui venerata è considerata molto antica, secondo una leggenda è stata realizzata addirittura durante la vita del Budda stesso ed è  quindi l’unica al mondo a riprodurne le fattezze. Originariamente di bronzo, è stata sepolta nel corso dei secoli sotto strati e strati di foglie d’oro applicate dai devoti, fino a perdere la definizione delle forme originarie.

Da Mandaly scendendo in battello lungo l’Irawaddy, si raggiunge uno dei luoghi più fantastici di tutto il sudest asiatico, il sito archeologico di Bagan (o Pagan). Su una superficie di circa 40 kmq, lungo la riva sinistra del fiume, si osservano a perdita d’occhio centinaia e centinaia di stupa e di templi che risalgono a circa 1000 anni fa. La maggior parte è realizzata in mattoni rossi, alcuni hanno cupole rivestite d’oro come la Pagoda Shwezigon, altri ancora si distinguono per la bellezza architettonica come il Tempio di Ananda Non lontano da Bagan, si erge sulla pianura il Monte Popa, considerato l’equivalente birmano del Monte Olimpo. Si ritiene essere la dimora dei Nat (spiriti), che nel panteon birmano ammontano alla rilevante cifra di 37. Il culto dei Nat è sicuramente un retaggio animistico che risale al periodo pre-buddista. Il fedele birmano non si lascia confondere da questa apparente contradditoria dicotomia e divide la sua devozione secondo le sfere di influenza: Budda per le vite future, e i Nat per risolvere i problemi pratici della vita quotidiana .

Dal Monte Popa si raggiunge l’altopiano Shan, per visitare le grotte di Pindaya che ospitano circa 8000 statue del Budda, realizzate nel corso dei secoli in varie dimensioni e con materiale molto eterogeneo (marmo, alabastro, legno di tek, mattoni, porcellana), e il caratteristico mercato, quindi si raggiunge la zona del lago Inle. Il lago è abitato dagli Intha, che vivono in villaggi su palafitte, coltivano meravigliosi orti galleggianti e hanno sviluppato una tecnica particolare per remare utilizzando le gambe. Tra le molte attrazioni che il lago offre, meravigliose le rovine di Indein, spesso trascurate in favore del più famoso mercato. Ma sull’altopiano si trovano altre etnie, ad esempio quella Pa-o: nel loro territorio, e più precisamente a Kakku, è stato recentemente aperto al turismo un altro interessante sito archeologico.

Dal nord del paese si ritorna a sud, con l’aereo o più comunemente con il treno, per visitare a Bagu la grande statua reclinata (70 metri di lunghezza) del Budda morente, e i 4 Budda di Kyaik Pun. Pellegrinaggio alla Roccia d’Oro, sostenuta in equilibrio sul fianco della montagna dal capello del Budda che custodisce, quindi ritorno a Yangon, dove con grande rimpianto si riprende il volo per Bangkok. Rimarranno nella memoria soprattutto i volti e gli incontri casuali lungo questo fantastico cammino.

 

 
epa03029722 Myanmar democracy leader Aung San Suu Kyi gives a speech during a commemoration ceremony at the ThaDu monastery in Yangon, Myanmar, 10 December 2011. Democracy activist students and supporters of Suu Kyi organized the ceremony to mark the 20th anniversary of her Nobel Peace Prize award day in 1991.  EPA/STR
 
 
 
 


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